giovedì 11 giugno 2015

Ranakpur ( India)

Dopo le incantevole dune di Jodhpur, e andando verso Ranakpur, andiamo a vedere un posto mistico quello dello Jain Temple.
Ma prima facciamo piccola fermata in un piccolo villaggio di tessitori di tappeti, pratica molto famosa in India.  E come sempre pensiamo di fermarci per una piccola pausa che diventa quasi una mezza giornata, quello che mi portero è lo sguardo curioso dei bambini e il sorriso sui loro visi..




 
Invece per quanto riguarda questo lavoro artigianale  pensate che per un solo tappeto d’un metro ci vogliono due persone che lavorino 7ore giornaliere per 20 giorni. Questo piccolo villaggio conta di circa 25 famiglie che hanno creato una cooperativa per vedere i loro prodotti e il guadagno viene distribuito tra tutti.
Ho visto sia tappetti fatti di cottone sia misto con lana di cammello che non puo essere tinto quindi sempre al naturale, un'altro materiale che loro usano sono e mischiano è il cotone e la iuta.
 

 
 
 
 
 
 
Ed eccoci arrivati al tempio jainista di Ranakpur, il tempio piu grande dell’India costruito nel  1496. Accanto al fiume Magai,  e affacciata sul Lago Pichoa, terra dei e di eroi leggendari. Deve  la sua esistenza a due fratelli , Prima si chiamava Ranapur e poi successivamente fu modificato Ranakpur. Questo complesso è dedicato a Tirthankara, il primo dei 24 profeti  che sono quelli che hanno rivelato il messaggio gianista nel mondo.



 
Ma parliamo ancora del tempio in se ;La superficie, disegnata a croce, con quattro ingressi principali, è di 4800 metri quadri, con, oltre ai 1444 pilastri in marmo, 29 sale, 80 cupole, 5 guglie (ognuna delle quali ospita un santuario), il tutto governato da due campane di 108 chili l’una. All’interno ce anche un bellissimo albero che ha piu di 600 anni. E inoltre un’altra curiosita é che  di tutti i pilastri che ci sono all’interno ce un inclinato, di proposito per  dimostrare che solo Dio è perfetto e non gli essere umani.
 
 

Il Giainismo è una corrente filosofico religiosa che si è affermata nel VI a.C. Grazie a Mahavira (o Vaddhamana) che è il 24° Tirthankara. Il Giainismo è nato e si è sviluppato in India, quindi è normale che pratichi l’idolatria, come nell’induismo. Tuttavia, a differenza del cristianesimo, e di altre religioni, le statue dei Jaina Tirthankaras non rappresentano peculiari personalità. Tutte le statue sono, infatti, piuttosto simili.
 
Il Jainismo parla di anima distaccate ( Gina) che ad ogni singolo  vivente c’e un’anima divina,, loro parlono anche del karma, che esiste sotto forma di microparticelle che si attaccano a l’anima creando un legame  con ognuno di noi.
Loro dicono che per diventare jainista devi prima conquistare , che in sanscrito per loro vuol dire  lottare con le cose dentro di noi, come  l’odio, l’ira, il rancore, , colera, disonesta, illusione, materilasimo, accumulo di denaro  e di povertà, possesività.
Una volta liberato l’anima, la persona gode d’uno stato d gioia eterno chiamato nirvana, salvezza e tutto questo si raggiunge  sotto 3 principi ; Condotta giusta, Conoscenza e fede.




























Jodhpur ( India)

Questa città l’hanno fondata i Rajpoot Rathore quando hanno scacciato i Pratihara di Mandore. Il loro capo Rao Jodha scelse una vicina cresta rocciosa quale sede di una nuova fortezza di proporzione colossale che poi sarebbe diventato il Forte di Mehrangarh (500 rupie). Curiosità: non è mai stato invaso per 500 anni e nessun elefante ha mai potuto aprire la grandissima porta d’entrata.
 
 Come tutti forti già visitati fino a questo momento anche questo ha diversi corridoi e sali-scendi. Ma questa particolarità mi è rimasta impressa: risulta che la zona delle donne era vigilata dai servi più fedeli, i quali erano anche eunuchi. Quando si dice che il Mahraja non si fidava per niente di nessuno!

 
Le foto più belle che ho di questo forte sono le panoramiche verso la citta blu che costeggia il forte.

 
E guardando in lontananza ho scoperto che anche qui c’era Jaswant Thada: un altro cenotaphio con un laghetto artificiale davvero molto bello, che non abbiamo perso occasione di visitare.






 
 Per finire invece questa giornata siamo andati in centro al bazar, perché la città è famosa per le spezie e abbiamo visitato il negozio MV Spices. Famoso negozio nominato anche dalla Lonely planet. Ci siamo trovati benissimo insieme al ragazzo che ci ha fatto apprezzare gli aromi e guidato per comprare le spezie che potremo utilizzare a casa.

 
In più ci ha chiesto l’email per inviarci le ricette dei piatti indiani, li sto ancora aspettando ma sono positiva. Le buste da 100 grammi costa sulle 100 rupie, molto conveniente. Vi posso dire che ho la cucina che mi profuma del loro masala stupendo. Se vi trovate nei paraggi passate e scoprite il vero profumo dell’India








 
 
 
 
 
 

Jaisalmer ( India)


Ci aspetta un’altra giornata caldissima ed anche una nuova destinazione, siamo arrivati a Jaisalmer con la singolare vita all’interno della cittadella. E’ suddivisa in due parti; la più alta comprende il palazzo reale, 4 tempi jianisti e altrettante costruzioni. La più bassa comprende i nuovi quartieri e laboratori degli artigiani e commercianti del posto.
 
 

Il forte di Jaisalmer è molto particolare con i suoi 99 bastioni; purtroppo si colloca tra i 100 edifici a rischio e il governo indiano sta facendo un grande lavoro di restauro in quanto è anche il forte abitato più vecchio al mondo.

 
In antichità il problema in questa città e soprattutto per il forte è sempre stato l’acqua. Si dice che un bambino poteva nascere e fino ai 7 anni non vedere la pioggia. Ecco che questa è una delle zone più aride di tutto il Rajasthan.
 

All’interno del forte troviamo come in tutti gli altri visitati stanze con oggetti particolari relativi alla vita reale, come la Singasan, il sedile del potere che si usa dopo la Pilak (incoronazione). Disegni di pavoni in segno di fertilità per il regnante. Più t’immergi all’interno trovi altre cose interessanti come la Tripulia: una campana che facevano suonare per segnare le ore del giorno.
Si arriva poi ad una stanza dove trovi dei quadri dipinti di diversi Mahraja, con la peculiarità che solevano fare i dipinti dal laterale. Nelle ultime pero i disegni sono in presa frontale, questo causa l’introduzione della fotografia.
 

Jaisalmer un tempo fu la via della seta ma dopo il 1819 con l’accordo siglato con la Compagnia delle Indie Occidentali e l’apertura dei porti come Bombay, purtroppo l’economia declinò.
 

Ma comunque questa città custodisce altre reliquie a mio parere come i templi gianisti che abbiamo visitato. Ce ne sono in totale 4, noi ne abbiamo visti solo due ma sono rimasta molto affascinata dalla loro filosofia.
Il giainismo insegna che ogni singolo essere vivente, dal moscerino all'uomo, è un'anima eterna e indipendente, responsabile dei propri atti. I giainisti ritengono che il loro credo insegni all'individuo come vivere, pensare e agire in modo tale da rispettare e onorare la natura spirituale di ogni essere vivente, al meglio delle proprie capacità.
  
 
 
 

Il tempio jianista nel quale siamo entrati fu costruito dal 1460 fino al 1600; loro seguono gli insegnamenti di questi 24 profeti rappresentati dai 4 simboli diversi. La peculiarità è che al primo impatto sembra che siano statue buddiste ma a differenza dei buddisti qui le statue hanno gli occhi dipinti aperti. E’ stato un bel momento di apertura mentale per comprendere le diverse sfaccettature delle religioni.
 
Per finire la giornata in bellezza, al tramonto ci siamo goduti un’escursione sul dorso d’un cammello nel deserto di Thar, estensione arida di sabbia che si snoda per la maggior parte nello stato del Rajasthan e che è il settimo deserto a livello mondiale per estensione. E’ stato un momento unico con la natura, nel silenzio, accompagnati solo dal soffio del vento mentre il sole scendeva all’orizzonte. E’ stato un momento davvero indimenticabile.






 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


mercoledì 10 giugno 2015

Bikaner ( India)

Sempre nelle vicinanze di Bikaner troviamo un posto molto singolare, Royal Cenotaphs: una serie di piccoli mausolei o monumenti funerari di nobili e relative mogli e concubine. Ma più che per i personaggi sepolti è interessante per le strutture edificate di marmo bianco e sabbia arenaria. Ti fermi poi e guardi a distanza e trovi le eoliche per ricordarti che c’è la tradizione ma anche uno sviluppo in questa nazione magica e piena di leggende. Il sacro e il profano!
 





 
Un’altra tappa finita, ora ci spostiamo verso Bikaner, ma sulla strada andiamo a cercare il Karni Mata Temple (il temio dedicato ai ratti) a Deshnock. 



 
Tutto iniziò con Karni Mata, che visse nel XIV secolo e fece alcuni miracoli, ma quando il suo figlio minore Lakhan mori affogato, chiese al dio della morte Yama di riportarlo in vita. Yama disse che non poteva farlo a differenza di Karni Mata in quanto rincarnazione di Durga. La dea compì prontamente il prodigio di riportare in vita il ragazzo e decretò che la famiglia di Mata non sarebbero più morti ma tutti reincarnati sotto forma di Kaba (topi).
 

Per gli indiani è un onore anche solo condividere del cibo con questi animaletti non tanto amati in occidente, comunque saranno magici in quanto non si sono mai avuti problemi di malattie per i visitatori. Noi siamo entrati più o meno verso mezzogiorno. All’interno senti l’odore di dolciume cotto dal sole e anche di escrementi. Meno male potevamo stare con i calzini perché anche se sono una persona abbastanza alla buona e non mi faccio problemi ad andare scalza qui mi faceva veramente senso. Come al solito si devono lasciare le scarpe fuori e quindi alla uscita ci sarà l’indiano in attesa della sua mancia. Anche per fare foto all’interno si deve pagare 30 rupie per portare dentro la macchina.
 
Io ho preso tutto il coraggio che avevo e mi sono seduta vicina a questi roditori per una foto memorabile che ancora oggi guardo con stupore.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 


 
Dopo esserci ripresi dal ratto arriviamo alla cittadina di Bikaner a visitare il Junagah Fort, costruito da Raja Rai Singh sovrano di Bikaner e guarda caso generale dell’imperatore Akbar. Come tutti i forti in India anche questo è imponente e interessante da visitare. Anche qui tra sale per le udienze pubbliche e quelle private, si vede lo sfarzo delle stanze finemente decorate (c’è anche del vetro di murano). Ma la parte più interessante è il Gaj Mandir ovvero gli appartamenti privati del Maharaja Singh e delle sue mogli predilette (solo per queste sale ci sono voluti 3 architetti). La stanza principale è adornata con tappetti antichi di 100 anni e porte in legno lavorate tutto a mano con letto in mezzo e dietro un piccolo corridoio con altre stanze più piccole per le consorte. Anche qui troviamo corridoi con minuscole finestre sempre per dare visione alle consorti senza essere viste.

 
All’interno del forte troviamo anche un particolare, un ascensore elettrico del 1914 e delle foto di Paitela Buperdersing che ha avuto 365 moglie 400 figlie e solo un figlio maschio (quando si dice che la perseveranza paga).
Alla fine si arriva al piano terra dove c’è anche un piccolo aereo e un trono con i due leopardi imbalsamati con sguardi un spaventosi. Qui è stato interessante vedere i mezzi trasporto utilizzati per portare sia il mahraja sempre in vista e le consorti invece chiuse in speciali scatole più o meno spesse a seconda della stagionalità. Io mi sarei sentita un pollo arrosto.  Anche qui l’entrata per turisti è di 300 rupie e la cosa curiosa è che intere famiglie di indiani ci chiedevano di farci le foto insieme, ci siamo sentiti molto vip.