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venerdì 12 giugno 2015

Udaipur ( India)

L’ultima tappa del nostro bellissimo giro è stata visitare Udaipur, nella provincia di Mewar. Il nome di questa città viene da “Uda” che è il nome del re e Pur che è la terra, quindi la terra di Uda (del Re). E’ stata fondata nel 1569 ed è una citta di laghi con ben 11 laghi artificiali, la chiamano la Venezia del Oeste.


 
Abbiamo visitato il famoso City Palace, ma solo una parte in quanto il 50% è stato convertito in hotel e solo la parte restante è museo. Questo non è un palazzo costruito e finito; diciamo che c’è la parte più antica che risale al 1559/1690, in quanto si sono susseguite 24 generazioni in 500 anni ed ognuno ha voluto dare il suo tocco personale.
 
Questo museo vanta sale davvero incredibili, ornate da stravaganti decorazioni a specchi, piastrelle e dipinti. Una - piena di specchi anche nel soffitto - era la stanza personale del maharaja per suo personale piacere.
Ci sono poi dei cortili stupendi con dei pavoni di vetro sulla parete, spettacolari! E’ un palazzo da gustare soprattutto con una guida perché è leggermente complicato farlo da soli.
A Udaipur non ci sono fortezze ma questo palazzo è stato un mix tra forte e palazzo per difendere la città.
La sera siamo andati al Bagore Ki Haveli a vedere uno spettacolo di danza indiana; dirvi che è stato spettacolare è niente. Queste fanciulle hanno dimostrato quanto è bello preservare e diffondere la proprie tradizioni. Ecco per voi un pezzettino dello spettacolo che non potrà però in alcun modo farvi sentire le vibrazioni al cuore e la gioia di essere in quel momento in platea.










Non pensavo di sperimentare massaggi ayurvedici indiani, ma devo dire che quando sono passata davanti a questo centro qualcosa mi ha attratto.

Ho chiesto delle informazioni e mi ha salutato Raju, il figlio del proprietario. Anche lui, come il padre prosegue la tradizione di famiglia e opera come massaggiatore. Mi ha subito toccato alcuni punti della mano e mi ha detto quali potevano essere i miei problemi. Sono rimasta subito un po’ scettica ma mi sono fidata; devo dire che la fiducia è stata ben riposta. Dopo un massaggio di circa 1 ora in una piccola stanzina sopra lo studio, mi sono sentita ringiovanita di almeno 10 anni. Sono una persona che adora i massaggi, ne ho fatti diversi in Thailandia, oltre a massaggi sportivi e medici, ma le mani di Raju sono state veramente celestiali per la mia schiena e per il collo. Se passate da Udaipur andate presso il suo centro che si chiama Bharti Massage Center.

 



E siccome non mi sono fatta mancare niente, eccomi l’ultimo giorno – a poche ore della partenza a casa – a seguire un mini corso di cucina indiana con la moglie del nostro ristoratore della cena della sera precedente. Con questa lezione ho avuto la possibilità di conoscere molto più da vicino una normale famiglia indiana, i loro costumi, la loro casa e la loro accoglienza; mi sono sentita a casa! Ho imparato a far qualcosina…. Infine, dall’India mi porterò’ momenti felici e momenti di sconforto, ma soprattutto dei grandi insegnamenti di vita.








martedì 9 giugno 2015

Jaipur ( India)


Dopo aver lasciato lo stato di Uttar Pradesh, entriamo in quello che sarà la scoperta dello stato del Rajasthan, che significa Terra dei Re. Fin dalla antichità infatti in queste regioni desertiche risiedevano tribù guerriere dei rajpoot (figli dei re) di casta kshatriya.
 
Udaipur, chiamata anche la città rosa, é capitale dello stato del Rajasthan, ha un ricco bottino di strutture storiche. Iniziamo dal bellissimo Hawa Mahal (il palazzo del vento). Il più famoso dei palazzi che compongono la reggia di Jaipur fu costruito nel 1799. La sua funzione era quella di permettere alle cortigiane di osservare il passeggio sulla strada sottostante senza essere viste. È un palazzo a 5 piani dal caratteristico colore rosato. Sulla facciata antistante la strada si aprono ben 953 finestre di piccola dimensione. La brezza che penetrava tramite le grate di queste finestre contribuiva a rendere i suoi ambienti freschi anche nella stagione del monsone. Ecco il suo nome singolare. Oggigiorno non si può entrare ma si riesce a fare qualche scatto da portare a casa.
 
 

 
Poi c’é Jantar Matar — un osservatorio astronomico costruito da Jai Singh II, il maharajah con “l'hobby" dell'astronomia e dall'astrologia cui si devono anche quelli di Nuova Delhi, nel quale non siamo entrati causa stanchezza immensa dopo il giro al Forte di Amber e City Palace.
 Forte di Amber, maggior attrazione della città raggiunta a dorso d’elefante, ma noi come gruppo abbiamo optato per una sana camminata cocente sotto il sole per non alimentare questa pratica che affatica questi grandi animali.
 
Forte costruito a partire dal 17. secolo come sede del Marajha di Jaipur sorge su una collina con un lago artificiale sottostante.

Nel palazzo è possibile ammirare le stanze molto decorate e scintillanti. Oltre alle scimmiette che si avvicinano per prendere dagli sfortunati turisti qualcosa da mangiare.
 
 
 
 
 

Jal Mahal — palazzo realizzato nel 1719 per essere adibito agli svaghi di corte. Oggi è abbandonato e il suo pianterreno è costantemente sommerso dall'acqua. È comunque in buono stato di conservazione ma non visitabile, ecco qualche scatto a distanza.
 

City Palace, come tutte le edificazioni in India, anche questa è piena di cortili e sale, dalla bellissima sala delle udienze (al suo interno non è possibile fotografare la vasta collezioni di armi). La cosa che mi è rimasta impressa è stata che nel momento in cui siamo entrati, nel primo cortile c’era un gruppo numeroso di ragazze immerse in una lezione di ballo tradizionale, è stato bellissimo.




 
Poi oltrepassato il Rajendra Pol (portone) con i due elefanti all’entrata si arriva ad un altro cortile dove all’interno c’è un piccolo museo con tele e abiti antichissimi, anche qui non era possibile scattare foto.
 Ma la cosa più emozionante che ho vissuto a Jaipur è stata Elefantastic: l’unica Elephant Farm in India, la terza nel mondo dopo i due esistenti in Thailandia.
 
Questa farm conta in totale circa 108 elefanti (sono salvati dai circhi o semplicemente di proprietà). Nel momento in cui siamo stati nel centro c’erano 24 elefanti, che vivono con 13 famiglie di Mahout (guardiano degli elefanti). Questo mi ha insegnato che loro comunicano con gli elefanti tramite una lingua che comprende 36 parole. Ogni elefante ha un mahout a cui è legato per tutta la vita; invece un mahout può seguire più d’un elefante. Questi stupendi animali riescono a pesare 4500kg e vivere 50 anni quelli bianchi e 70 anni quelli neri. Abbiamo anche vissuto l’esperienza di dar loro da mangiare, accarezzarli, giocare e disegnato sul loro corpo con colori naturali facendo dopo una bella doccia… è stato molto emozionante. Prima del tramonto abbiamo poi fatto un giro a dorso per sentire più da vicino il legame che unisce l’uomo a questo splendido grande animale. Al rientro dal centro siamo stati ospiti a casa di Rahul con una buonissima cena vegetariana preparata dalla sua mamma. E’ stata una esperienza toccante ed emozionante che consiglio a tutti di fare… Se siete interessati guardate il sito e vivete questa emozione unica e indimenticabile. http://www.elefantastic.in/